L’Isola di Nuraxia (AFI: /nuˈraʒia/) è l’Isola della Bellezza, prima della scrittura.
Nuraxia, insomma, è un’Isola dove la Bellezza si manifesta nella natura, nel tempo, e nelle specie che ci vivono, senzienti e non.
Ci sono montagne selvagge, spiagge uniche, che esigono il Rispetto che i bimbi imparano sin da subito, alla quinta estate, dalle lezioni che ricevono dai loro “Siusu” (zii), esseri magici di altre specie come i silenziosi Serbissi e i giganteschi Marmuri.
La Bellezza
La Bellezza di Nuraxia è una parola che rappresenta ogni unicità e differenza del mondo: tutto ciò che non è materiale.
Per chi è del III Millennio (come chi scrive) la Bellezza di Nuraxia è il cuore in comune tra tutte le religioni, filosofie e spiritualismi esistenti.
A Nuraxia la Bellezza si coniuga in tanti modi:
- è il Tempo (la Bellezza che muta);
- è il Rispetto (la Bellezza percepita);
- è della natura, di chi vive, e di chi è senziente;
- ha forme diverse: proporzioni, armonie, vuoti e pieni;
- aiuta a ragionare, a sentire, e a vivere;
- la Bellezza è dentro e fuori, è tangibile e intangibile, è razionale e irrazionale: non è certo ricerca dell’estetica, semmai inno alle unicità.
I bimbi
Nell’Isola di Nuraxia ci sono solo bimbi dalle cinque alle dodici estati. Altre creature senzienti li accudiscono per i bisogni primari, portandogli viveri e insegnandogli la Bellezza.
I bimbi passano le giornate a pensare e giocare: c’è chi nuota, chi corre, chi pensa, chi crea e chi maneggia viveri e accessori.
Lo fanno chiacchierando, o cantando, o poetando, ma più spesso stando insieme che basta anche quello.